Ristorante, non si può aggiungere direttamente il costo dei piatti rotti nel conto: le due condizioni per stabilire il risarcimento

Bisogna seguire due importanti condizioni per stabilire, al ristorante, il risarcimento dei piatti e degli utensili rotti: un noto esperto ha rivelato di quali condizioni si tratta.

Chi non ama andare al ristorante?  Soprattutto nei giorni di festa, e nel periodo che anticipa o segue questi periodi di festa, passare la giornata al ristorante con i propri amici, con la propria dolce metà o con i propri parenti può essere un modo per avvertire ancora di più i momenti magici che le feste ci offrono. In Italia, poi, andare al ristorante è una tradizione importantissima, e il numero di attività adibite alla ristorazione nel nostro Paese lo conferma. Per un rapporto compilato dalla Federazione Italiana Pubblici Esercizi, la FIPE, in Italia ben 200.000 attività sono adibite alla ristorazione. Un numero decisamente alto, che dimostra quanto sia importante per gli italiani organizzare un pranzo o una cena fuori porta.

Inoltre, pensate che secondo un altro rapporto della Fipe - Federazione Italiana Pubblici Esercizi, in media, circa dodici milioni di italiani sono soliti mangiare sulle quattro - cinque volte al mese al ristorante. Nei mesi delle feste, come dicembre o gennaio, questo numero potrebbe ulteriormente aumentare. Siamo sicuri, in effetti, che molti dei nostri lettori, negli ultimi giorni, siano andati al ristorante, o che, comunque, ci andranno presto.

Ristorante, andate oltre la regola "chi rompe paga": ecco le due condizioni importanti per stabilire il risarcimento dei piatti rotti

Nella maggior parte dei casi, un pranzo o una cena al ristorante si rivela una bella esperienza, da ripetere. A volte, però, possono verificarsi degli episodi che rendono meno bella l'esperienza. A volte, questo può dipendere da una scarsa qualità dei piatti cucinati, o da problemi che riguardano il personale del ristorante. Altre volte, invece, può dipendere da distrazioni dei clienti. Può capitare, infatti, che si rompano per sbaglio dei piatti, o altri oggetti, e che il ristoratore chieda ai clienti un risarcimento. Ma come funziona in questo caso? Qual è la regola?


Massimiliano Dona, noto esperto di tutela dei consumatori e presidente dell'Unione Nazionale Consumatori, ha parlato di questo argomento in un recente video pubblicato sulla sua pagina Instagram. In particolare, Dona ha spiegato che la regola è che "chi rompe paga", ma che per stabilire un risarcimento non ci si può basare solo su questa 'semplice' regola. Ci sono, infatti, due condizioni da considerare: prima di tutto, infatti, bisogna stabilire che sia stato veramente il cliente a rompere il piatto, per una distrazione grave, e che non sia stato, invece, un errore del personale, oppure anche un problema che non dipende da nessuno. Bisogna, altresì, stabilire in maniera corretta l'ammontare del risarcimento, basandolo sull'effettivo valore dell'oggetto. Per farlo, bisogna consultare la fattura di acquisto del piatto, e confrontarla anche con il valore attuale dell'oggetto. Il ristoratore non potrà, in alcun caso, aggiungere automaticamente l'importo del risarcimento nel conto, ma bisognerà discuterne sempre con il cliente!

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La sala di un ristorante italiano. (Immagine realizzata mediante l'Intelligenza Artificiale).

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