"Stai a guardà er capello?", il significato non è quello che immaginate: c'entra il vino

La domanda 'Stai a guardà er capello?' non c'entra con la capigliatura, ma è collegata al vino: ecco la particolare origine dell'espressione romanesco.

La lingua italiana è ricca di espressioni particolari, utilizzate per esprimere concetti più ampi e di grande significato. In particolare, la lingua italiana è ricca di 'modi di dire', che hanno dei significati 'in codice', comprensibili soltanto da chi parla l'italiano come lingua madre o, comunque, ha vissuto in Italia e praticato la lingua per anni. Tra gli esempi più importanti e noti, c'è l'espressione 'mettere troppa carne al fuoco', che indica la tendenza a voler fare di più di quanto si è veramente capaci di fare, o comunque di più di quanto serva. Oppure, la frase 'chiodo schiaccia chiodo'.

Quest'ultima è ancora più complessa, perché estremamente specifica: indica, infatti, la tendenza delle persone che sono state lasciate o che, comunque, hanno messo la parola fine a una relazione complicata, di 'farsela passare' iniziandone immediatamente un'altra. Tale frase ha, poi, preso un significato più ampio, e utilizzato quando, per affrontare una delusione, ci si impegna in qualcosa di simile. Di espressioni del genere ce ne sono tantissime altre, e non solo nella lingua italiana. Anche i dialetti, infatti, sono ricchi di espressioni particolari, che hanno uno specifico significato.

'Stai a guardà er capello', l'origine della domanda spiegata: c'entra il vino

La maggior parte di queste espressioni hanno un'origine antica nel tempo, che molte persone non conoscono. Tra gli esempi lampanti, c'è quello della domanda 'Stai a guardà er capello?'. Questa domanda, tipica del dialetto di Roma, e che in italiano significa, letteralmente, 'Stai a guardare il capello?', viene rivolta alle persone che si dimostrano estremamente puntigliose. Questa domanda viene rivolta, in effetti, a chi sottolinea, evidenziandoli come problematici, dei dettagli di importanza infinitesimale. Piccoli come un capello insomma. Peccato che, però, i capelli, intesi come capigliatura, non c'entrino nulla con l'origine della frase.

Come spiegato da Massimiliano Dona, noto esperto di tutela dei consumatori e presidente dell'Unione Nazionale Consumatori, infatti, il 'capello' era quella riga che si trova, oggi, sui bicchieri, per indicare il punto oltre cui il vino non deve essere versato. A introdurre queste misure è stato Papa Sisto V, nel 1500. Fino ad allora, il vino veniva servito dall'oste in brocche di terracotta, e non era possibile vedere fino a che punto era stato versato il vino. Per questo motivo, scattavano delle risse tra clienti e oste. Introdurre i bicchieri, e i 'capelli', ha reso più facile versare il vino ed evitare problemi con l'oste. Nessun capello sulla testa, dunque. Il capello è una particolare linea sul bicchiere che, oltre a delimitare il confine da non superare quando si versa il vino, indica anche quello oltre cui una persona può essere, o meno, definita puntigliosa.

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Massimiliano mostra il 'capello', la linea che delimita il limite oltre cui il vino non deve essere versato. (Fonte: Instagram - Massimiliano Dona).

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