Social, attenzione a condividere i post altrui: quando potete essere accusati di un reato

Sapete che anche condividendo il post di una persona sui social, potreste essere accusati di un reato? Vediamo di quale si tratta e perché.

Il reato di diffamazione è disciplinato nell'articolo 595 del Codice Penale italiano. Questo reato prevede, per la persona che offende la reputazione di un'altra persona, comunicando con uno o più soggetti, una multa fino a euro 1.032, o anche la reclusione fino a un anno. Questa pena può aumentare, qualora si attribuisca un fatto determinato a una persona: in questo caso, la reclusione può aumentare fino a due anni, e la multa fino a euro 2.065. Qualora si utilizzino mezzi come la stampa, gli atti pubblici, o anche altri mezzi di pubblicità, si può arrivare anche a tre anni di reclusione.

Con il diffondersi della tecnologia e dei social media, il reato di diffamazione ha trovato altri canali, che possono portare a un risultato simile o anche più grave. Insultando una persona sui social, attraverso dei commenti o dei post, o attribuendo a quest'ultima un fatto non reale, si può essere accusati e condannati per questo tipo di reato. Molte persone non sanno, però, che anche condividendo un post altrui, in cui è contenuta una diffamazione, si può essere accusati di questo reato.

Social: ecco quanto potreste essere accusati del reato di diffamazione

Un noto esperto italiano ne ha parlato in un recente video, pubblicato anche sulla sua pagina TikTok: parliamo di Angelo Greco, avvocato e direttore della pagina La Legge per Tutti. Greco ha rivelato, in effetti, che il reato di diffamazione si può configurare anche qualora dovessimo condividere il post di un'altra persona, qualora questo leda il decoro o la reputazione di un terzo soggetto. Greco ha spiegato, infatti, che, condividendo tale post sulla propria bacheca, si contribuisce ad ampliare la diffusione dell'offesa. E, quindi, si aumenta il danno per la vittima.

@angelogrecoofficial

La diffamazione è anche condividere il post di un’altra persona #social #diffamazione #socialmedia #socialnetwork #reato #offesa

♬ suono originale - Angelo Greco

Ed è proprio per questo motivo che anche la persona che condivide il post, può essere querelata e obbligata a risarcire il danno inflitto alla vittima della diffamazione. Greco ha aggiunto, altresì, che la Corte di Cassazione ha, più volte, specificato che basta poco per offendere una persona. Ad esempio, è sufficiente uscire dai normali limiti della moderazione dell'espressione: ogni volta che si compie un attacco gratuito a un'altra persona, infatti, si può configurare il reato di diffamazione. Leggermente diversa è la situazione in cui un utente, invece di condividere il post offensivo, lo commenta. Se nel commento, infatti, non ci sono parole offensive nei confronti della vittima della diffamazione, allora non si può essere querelati, anche se si ci si dovesse esprimere con una critica.

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Una persona naviga sui social con lo smartphone. (Immagine realizzata mediante l'uso dell'Intelligenza Artificiale).

Senza parole offensive, infatti, la critica è considerata nell'ambito della libertà di espressione. In caso contrario, e cioè se si dovesse aumentare la portata offensiva del post e dei commenti già presenti, allora si potrebbe essere querelati anche con un commento.

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