DOP e IGP, esperto spiega la differenza e rivela: "Presto le cose cambieranno"

Qual è la differenza tra prodotti DOP e IGP, e come potrebbero cambiare le cose nei prossimi mesi o anni? Ecco cosa dice un noto esperto di tutela dei consumatori.

Il 12 luglio 1963 è un giorno davvero importante, nella storia della tutela dei prodotti agroalimentari. Con il decreto del Presidente della Repubblica n°930, infatti, fu istituito il marchio 'DOC'. Questo marchio, che è la sigla per le parole 'Di Origine Controllata', venne introdotto per distinguere alcuni prodotti, sia vini che prodotti agroalimentari, per il loro essere interamente italiani. In particolare, poi, il marchio DOC era utile anche a individuare la regione o l'area d'origine di un determinato prodotto, di cui quest'ultimo era rappresentativo.

In Italia, questo è stato il primo passo verso una legislazione più elaborata, precisa, e finalizzata a una maggiore tutela dei prodotti agroalimentari derivanti dalla nostra terra. Nel 1992, anche la Comunità Europea ha introdotto un sistema di tutela dei prodotti di tipo agroalimentare. Questo, introducendo dei marchi che indicavano l'origine controllata e protetta di un determinato prodotto. Il Regolamento CEE n°510 del 2006 ha, poi, introdotto in tutta Europa alcuni marchi, che distinguono un prodotto agroalimentare genuino, e proveniente da un determinato luogo, da un altro. In particolare, i marchi sono tre: STG - Specialità Tradizionale Garantita, IGP - Indicazione Geografica Protetta e DOP - Denominazione di Origine Protetta.

DOP e IGP: l'esperto spiega la differenza e come le cose potrebbero cambiare

Il marchio 'STG' si differenzia dagli altri, perché certifica il metodo di produzione tradizionale, o la composizione degli ingredienti che segue quella tradizionale, ma non indica le origini del prodotto. La pizza napoletana, ad esempio, può essere certificata come STG, se il metodo di produzione seguito rispetta quello tradizionale. IGP e DOP, invece, indicano entrambi l'origine. Massimiliano Dona, Presidente dell'Unione Nazionale Consumatori, spiega, però, che il bollino giallo e rosso che reca la scritta 'Denominazione d'Origine Protetta', e cioè 'DOP', indica che il prodotto è legato a un luogo che lo rende inimitabile. Questo marchio assicura che tutta la produzione, la trasformazione e l'elaborazione del prodotto sono avvenute in quell'area.

Perché un prodotto abbia il marchio IGP, invece, è sufficiente che anche una sola delle tre fasi sia avvenuta nell'area in questione. Le altre due potrebbero, dunque, essere avvenute altrove. Ciò significa, quindi, che un prodotto potrebbe essere preparato nell'area geografica in questione, ma la materia prima potrebbe provenire da un altro luogo, all'interno dell'Unione Europea. Per questo, potrebbe capitare che la bresaola della Valtellina IGP, ad esempio, sia stata trasformata ed elaborata in Italia, nella Valtellina, ma che la carne da cui è stata presa sia originaria di un altro luogo. Le cose, però, potrebbero cambiare presto.

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Gli scaffali di un supermercato, dove vengono venduti anche prodotti DOP o IGP. (Immagine prodotta mediante l'Intelligenza Artificiale).

Come miglioreranno le cose

L'Unione Europea, anche grazie a un'iniziativa italiana, ha, infatti, approvato un nuovo regolamento europeo che migliorerà la tutela dei consumatori. Ad esempio, in futuro, non sarà possibile ricalcare nemmeno in parte una denominazione d'origine. Ciò significa che non ci saranno più casi di evocazione come, ad esempio, l'Aceto Balsamico sloveno. Non potrà essere ricalcata, nemmeno in parte, una denominazione d'origine registrata. Le cose, però, resteranno uguali per i prodotti che già sono stati approvati e hanno già una denominazione di questo tipo.

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