Stalking, ora può essere condannato anche chi richiede un pagamento dovuto: novità e dettagli

Anche chi richiede un pagamento dovuto può essere condannato per il reato di stalking: un noto esperto spiega il motivo, e tutti i dettagli sulla nuova sentenza della Corte di Cassazione.

Con la legge n°38 del 23 aprile 2009 è stato introdotto il reato di atti persecutori. Questo reato è noto anche come reato di stalking: punisce, infatti, chiunque minaccia o molesta un'altra persona, causando a questa persona in particolare uno stato d'ansia e di paura. La pena, in particolare, è la reclusione da sei mesi a cinque anni. L'articolo è stato modificato diverse volte, e, adesso, contiene delle particolari specificazioni.

Ad esempio, adesso la pena è aumentata, qualora lo stalker sia un coniuge o, comunque, sia stato sentimentalmente legato alla vittima degli atti persecutori. Altresì, la pena può essere aumentata quando la vittima è una persona disabile, un minore, oppure una donna in stato di gravidanza. Si può essere condannati di stalking se la persona che lo riceve sporge querela nei confronti della persona che commette il reato. Si può proseguire d'ufficio, invece, quando la vittima è una persona disabile o un minore. Nell'articolo, inoltre, si legge che la querela proposta non si può revocare.

Stalking: anche chi richiede un pagamento dovuto può essere condannato per questo reato. La sentenza della Corte di Cassazione

Una sentenza della Corte di Cassazione ha attualmente approfondito tale questione. La sentenza è stata pronunciata pochissimi giorni fa, e cioè esattamente lo scorso 7 marzo. Con la sentenza numero 9878 del 7 marzo 2024, infatti, la Corte di Cassazione ha spiegato che, chi richiede un pagamento con grande insistenza, può essere querelato e, quindi, condannato per stalking. La condanna può avvenire anche se la richiesta di pagamento è considerata giusta. Anche se il pagamento è dovuto, dunque, richiederlo in maniera insistente può portare alla condanna per stalking. Angelo Greco, avvocato italiano e direttore della pagina La Legge per Tutti, in particolare, ha spiegato che tale sentenza segue alla denuncia da parte dell'ex marito di una donna, la quale chiedeva insistentemente la quota del mantenimento per lei e per i figli.

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A quanto pare, infatti, la donna telefonava in continuazione l'ex marito, chiedendogli l'assegno - che, per legge, le era dovuto - e minacciandolo ogni volta. Greco ha specificato, altresì, che una situazione simile si può verificare anche in altri casi, e anche con altre tipologie di pagamenti dovuti. L'avvocato, però, ha aggiunto che si può parlare di stalking solo qualora ci fossero ripetute minacce o molestie, e qualora, inoltre, la vittima di stalking subisca un grave stato di ansia o paura, oppure nel caso in cui la vittima si senta tanto spaventata da temere per la propria incolumità, o delle persone a lei vicine.

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La sentenza della Corte di Cassazione.

O, infine, qualora la vittima debba cambiare le proprie abitudini di vita, per non ricevere ulteriori molestie. Se c'è solo la condotta reiterata, ma non ci sono queste conseguenze sulla vittima, ci sarà il reato di molestie telefoniche, ma non di stalking. Per questo tipo di reato, si prevede una punizione meno severa, ma si considera sempre un reato penale.

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