Supermercato, chi rompe deve sempre pagare? L'esperto fa chiarezza

"Chi rompe paga", o forse no? Se un cliente, al supermercato, rompe qualcosa, è davvero sempre costretto a risarcire il danno all'attività? Scopriamolo insieme.

Una norma, che tutti imparano sin da piccoli, è che 'chi rompe paga'. Questa viene vista come un precetto assoluto, da rispettare in ogni caso, ma è davvero così? Prima di rispondere, cerchiamo di capire come questa sorta di proverbio viene tradotto in legge. Nella legge italiana si fa, ovviamente, riferimento al risarcimento. Si parla di risarcimento, ad esempio, nell'articolo n°2043 del Codice Civile italiano. In effetti, questo articolo è la traduzione del detto 'chi rompe, paga', o meglio, 'chi danneggia, paga', dato che spiega che qualsiasi fatto che cagiona un danno deve essere risarcito. Qualunque fatto, sia colposo che doloso: anche se non c'è l'intenzione di danneggiare qualcosa o qualcuno, dunque, bisogna pagare.

Questo, però, ripetiamo, se il fatto è colposo: se, cioè, c'è stata una negligenza, o se non si è applicata la diligenza che si richiede normalmente a una persona. Se, oltre a non esserci il dolo, non c'è neanche colpa, il risarcimento, teoricamente, non è richiesto. Ma come si applica questo, ad esempio, al supermercato? E come va, in un certo senso, a rendere meno 'assoluta' la regola del 'chi rompe paga'?

Chi rompe una confezione di un prodotto paga...oppure no: esperto fa chiarezza

In un recente video, pubblicato sulle sue pagine social, Massimiliano Dona ha fatto chiarezza sulla situazione. L'esperto di tutela dei consumatori, e presidente dell'Unione Nazionale Consumatori, ha spiegato che, di norma, al supermercato vale la regola del 'chi rompe paga'. Se, cioè, un cliente dovesse far cadere qualcosa, anche senza farlo apposta, e cioè con dolo, e questo qualcosa si rompesse, il cliente sarebbe costretto a pagare in qualsiasi caso. O, meglio, quasi in qualsiasi caso.

C'è un'eccezione, e questa eccezione deriva sempre dalla definizione di colpa. La colpa, però, non del cliente, ma del personale del supermercato, nel caso in cui, ad esempio, avesse disposto il prodotto in una posizione non sicura. Come spiega Dona, in effetti, va sempre accertata la responsabilità del consumatore o del personale dello staff, qualora il consumatore facesse cadere una confezione. Se, in effetti, le confezioni di birra, ad esempio, dovessero essere state disposte in maniera non sicura dall'addetto del supermercato, allora il risarcimento del danno non dovrebbe essere richiesto al consumatore.

Per dimostrare di non avere colpa, bisognerà trovare il modo di dimostrare che i prodotti siano stati disposti 'malamente' o che, in generale, non si presti particolare attenzione alla disposizione dei prodotti al supermercato. Dimostrarlo potrebbe essere difficile, ma non impossibile. In ogni caso, spiega Dona, spesso, quando il cliente arriva alla cassa, gli addetti del personale lasciano correre, e non richiedono il risarcimento.

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L'addetta del supermercato mette in ordine le confezioni sugli scaffali.

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