Striscia, neanche la modalità anonima mette al sicuro i nostri dati: la scioccante rivelazione di Marco Camisani Calzolari

Marco Camisani Calzolari, inviato di Striscia la Notizia, spiega perché, anche con la modalità anonima, i giganti del web, come Google, possono archiviare i nostri dati personali.

Che Google e altri siti web importanti raccogliessero i nostri dati personali, attraverso l'esperienza di navigazione, era una cosa nota a molti. Come ha spiegato anche Marco Camisani Calzolari, inviato di Striscia la Notizia, in effetti, i giganti del web raccolgono e archiviano le nostre informazioni, che hanno diverse utilità. Per fortuna, però, c'è la modalità in incognito. Per molti, questa modalità, offerta da tutti i browser web, è una sorta di 'salvezza', perché renderebbe la nostra navigazione anonima e, appunto, in incognito. Non permettendo, quindi, a siti come Google di raccogliere i nostri dati personali, da quella sessione di navigazione.

Eppure, a quanto pare, nemmeno la modalità anonima garantirebbe l'assoluta 'invisibilità' dei nostri dati. A rivelarlo è stato proprio l'inviato del tg satirico ideato da Antonio Ricci, che ha parlato di una notizia recente. Secondo questa notizia, Google avrebbe accettato di cancellare dai propri archivi miliardi di dati provenienti dalla navigazione in incognito, che fanno gli utenti. Tutto parte da una class action, fatta nel 2020, in cui diversi utenti hanno accusato Google di registrare e archiviare informazioni sui siti web visitati, anche durante la navigazione in modalità anonima o in incognito. Effettivamente, a distanza di tempo, Google ha raggiunto un accordo, che prevede l'eliminazione dei dati raccolti degli utenti che navigavano anonimamente.

Striscia la Notizia: il servizio di Marco Camisani Calzolari sulla modalità anonima

Ebbene sì: a quanto pare, anche durante la navigazione in modalità anonima, venivano raccolti dei dati. Google ha fatto sapere, però, che si trattava di vecchi dati tecnici, che, comunque, non sono mai stati associati a individui specifici. Per fortuna, dunque, questi dati restavano, comunque, anonimi, sebbene fossero raccolti, immagazzinati e archiviati. Una cosa è certa, però, spiega ancora Calzolari: "I nostri dati non sono mai completamente al sicuro, anche quando pensiamo lo siano". Sempre questa settimana, ha aggiunto Calzolari nel servizio più recente realizzato per Striscia la Notizia, sarebbe emerso il fatto che Facebook avrebbe permesso a Netflix di accedere ai messaggi privati degli utenti.

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I dati possono, poi, essere rubati da hacker professionisti. (Fonte: Canale 5 - Mediaset - Striscia la Notizia).

Anche qui, però, c'è stata una precisazione, da parte di Andy Stone, portavoce di Meta, che ha negato quanto scritto qui sopra. "L'accordo delle API non dava a Netflix la possibilità di leggere effettivamente i messaggi privati degli utenti, ma consentiva solo la condivisione di contenuti da Netflix all'interno di Facebook Messenger", ha precisato Andy Stone. In ogni caso, comunque, spiega ancora Calzolari, bisogna fare sempre attenzione "a quando ci dicono che i nostri dati sono riservati, anonimi, o quando pensiamo che lo siano. Perché in un modo nell'altro, prima o poi, quello che facciamo online rischia sempre di diventare pubblico".

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