Polizia, si può chiedere il tesserino identificativo agli agenti in un solo caso: esperto spiega quale

Se gli agenti di Polizia ci fermano, non possiamo chiedere loro il tesserino identificativo, con nome e cognome; c'è, però, un caso in cui questi hanno bisogno di identificarsi come tali. Ecco il caso, come spiegato da un noto avvocato.

La legge italiana stabilisce che la Polizia può fermare i cittadini e chiedere loro le generalità. A quel punto, i cittadini sono obbligati a rispondere: in caso contrario, commetterebbero un reato, e potrebbero essere anche arrestati. Chi mente sulle proprie generalità, invece, commette un reato ancora più grave, che può essere punito con la reclusione fino a sei anni. È l'articolo 495 del Codice Penale che stabilisce questo, e il reato in questione è la Falsa attestazione o dichiarazione a un pubblico ufficiale sulla identità o su qualità personali proprie o di altri.

Gli automobilisti, poi, sono obbligati a fermarsi nei posti di blocco delle Forze dell'Ordine, che possono chiedere le generalità dei cittadini, e anche la patente e il libretto di circolazione. L'articolo 192 del Codice della Strada italiano stabilisce che i conducenti sono tenuti a esibire i documenti richiesti dagli agenti, e il rifiuto porta a una sanzione amministrativa, e a pagare una somma che può arrivare anche a 335 euro. È chiaro, dunque, che i cittadini debbano accettare le richieste degli agenti di Polizia. A questo punto, però, può sorgere un dubbio, collegato a questa situazione: gli agenti di Polizia che chiedono il documento ai cittadini, devono, a loro volta, esibire il tesserino identificativo, se i cittadini lo chiedono a loro volta?

Polizia, non è possibile chiedere il tesserino identificativo agli agenti, eccetto che in un determinato caso: ecco quale

Un noto avvocato italiano, Giuseppe Di Palo, ha risposto a questa domanda, in un recente video pubblicato sulle sue pagine social. In particolare, l'avvocato Di Palo ha spiegato che le Forze di Polizia in divisa non hanno nessun obbligo di identificarsi e, quindi, non è possibile pretendere che lo facciano. La loro riconoscibilità, aggiunge Di Palo, dipende dagli abiti che indossano e dal veicolo che guidano, con i colori dell'ente al quale appartengono, e con le luci tipiche del veicolo. Se gli agenti sono riconoscibili come tali, dunque, i cittadini non possono pretendere di scoprire la loro identità. C'è, però, una parziale eccezione, e riguarda gli agenti in borghese.

Come anticipato, infatti, è necessario che un agente sia riconoscibile in qualche modo, e se non è vestito da agente e non guida un veicolo del suo ente, può sorgere il dubbio che non sia davvero un poliziotto. In questo caso, spiega Di Palo, il poliziotto deve identificarsi in qualche modo, mostrando il documento identificativo, o la placchetta. È questo, dunque, l'unico caso in cui devono identificarsi. Di Palo sottolinea, però, che questo non significa che i cittadini possano appuntarsi il loro nome, cognome e la matricola. Chi ha la necessità di apprendere il nome e il cognome dell'agente, può farlo solo successivamente, chiedendo un'istanza di accesso agli atti. Non è detto, però, che questa istanza venga accettata.

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Una volante della Polizia.

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